Il Pellegrinaggio notturno

Nella notte prima della Pentecoste centinaia di pellegrini raggiungono a piedi la Basilica di San Gavino.

La storia

Il pellegrinaggio notturno per i Santi Martiri Turritani Gavino, Proto e Gianuario (martirizzati a Turris Libisonis, odierna Porto Torres, verso il 303 d.C. sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano) ha origini molto antiche. In una pubblicazione del 1620 il canonico Francisco Rocca, Consultore e Qualificatore del Santo Uffizio nonché Inquisitore generale per tutto il Regno di Sardegna, detta le regole per la giusta pratica del pellegrinaggio. Il titolo del libricino del Rocca è “Breve discurso del Fin, modo y consideraciones que debemos y podemos tener visitando el milagroso templo de nuestros ilustrissimos martires y patrones S. Gavino, S.Proto y S. Gianuario”.

Le tappe del Cammino dei Martiri Turritani

Il pellegrinaggio si svolge nella notte tra il sabato e la domenica di Pentecoste ed è un evento importante per tutti i fedeli dell’Arcidiocesi turritana. I pellegrini partono da Sassari e dai paesi del circondario a mezzanotte e arrivano alla Basilica romanica di San Gavino verso le 3 delmattino; qui alle 4 viene officiata la "Messa del Pellegrino". Oggi il percorso si snoda lungo la Strada statale 131 mentre in passato seguiva l’ultimo tratto dell’antica strada romana a Karalibus Turrem, cioè quella che collegava Turris Libisonis con Karales (oggi Cagliari).

Dalla descrizione del Rocca capiamo che il cammino si divideva in dieci tappe, ognuna delle quali era associata agli episodi della passione di Cristo. Si partiva da Sassari verso Porto Torres immaginando di lasciare la Betania, come fece Cristo per raggiungere Gerusalemme.

La località di San Giorgio era la prima tappa ed era associata al cenacolo di Gerusalemme; la seconda era quella di San Giovanni e il Rocca la paragonava all’Orto del Getsemani. Arrivando al villaggio di San Pietro di Ottava bisognava pensare a Gesù nella casa di Hanna, mentre il Rio di Ottava era identificato con il Torrente di Cedron. Il pozzo era la tappa che ricordava la casa di Cayfa, mentre le Due Croci simboleggiavano la Casa di Pilato. Al Santo Crocefisso bisognava ricordare Gesù a casa di Erode, invece nell’Ultima Croce Gesù ritornava a casa di Pilato. La nona tappa era la Basilica di San Gavino e rappresentava il Golgota. A riprova di questo, l’epigrafista Giuseppe Piras ha scoperto un’incisione sulla parete esterna dell’abside orientale che rappresenta la croce sul Golgota. Il pellegrino, all’arrivo in Basilica, trovava proprio di fronte a sé questo simbolo. La decima e ultima tappa era Balai Vicino, il luogo che, secondo la tradizione, fu la prima sepoltura di Gavino, Proto e Gianuario. Ancora oggi, dopo la Messa del Pellegrino, molti fedeli si recano negli ipogei per raccogliersi in preghiera vicino ai simulacri lignei dei tre martiri. Queste statue, opere seicentesche che rappresentano i Santi Martiri Turritani nel letto di morte, sostano nelle tombe di Balai Vicino a partire dal 3 di maggio fino alla sera di Pentecoste, quando rientrano in Basilica accompagnati da una solenne processione.

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