Le statue lignee dei Martiri Turritani: il restauro

I tre simulacri lignei policromati che raffigurano I SS. Martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario sono opera di anonimi intagliatori-pittori, verosimilmente di bottega napoletana, che li realizzarono nei primi decenni del Seicento.

Le statue rappresentano i tre martiri distesi sul letto funebre, con i polsi legati da corde e, unico riferimento al loro martirio, il segno del taglio della gola. Secondo la tradizione agiografica i tre santi vennero infatti decapitati, in quanto cristiani, durante le persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano, nei giorni del 25 ottobre (il soldato Gavino) e 27 ottobre (il presbitero Proto ed il diacono Gianuario) del 303 d.C. , nella località di Balai Lontano dove ancora oggi è ubicata la chiesetta intitolata a Santu Bainzu ischabizzaddu. Le tre statue, oltre che essere preziose opere d’arte, costituiscono veri e propri oggetti di culto in quanto vengono trasportati il 3 maggio di ogni anno dalla basilica di San Gavino alla chiesetta di Balai vicino ove rimangono alla devozione popolare ed al contatto fisico con i fedeli fino alla Pentecoste, giorno in cui fanno ritorno in basilica con una solenne processione alla quale partecipano migliaia di persone. Queste pratiche religiose, insieme al naturale degrado del materiale e dello strato pittorico, a distanza di vent’anni dall’ultimo restauro, hanno indotto a programmare un intervento di disinfestazione profonda dagli insetti xilofagi che attaccano il legno. È stato eseguito anche l’accurato consolidamento degli strati pittorici per bloccare un’eventuale perdita della superficie colorata e la pulitura delle patine di sporco, delle ossidazioni nonché di vernici ossidate non originali, di stuccature e ritocchi. L’integrazione materica ha preceduto il consolidamento, il ripristino delle lacune ed il trattamento finale di protezione. (G. Piras)

L'intervento di restauro. La prima fase del restauro dei tre simulacri lignei raffiguranti i Martiri Turritani ha avuto inizio, dopo il loro prelievo dalla basilica, nel laboratorio della ditta “Il Cortonese” di Sergio Gnozzi, il 5 novembre 2017 con il trattamento di disinfestazione dalla presenza degli insetti xilofagi che avevano attaccato in particolare la statua riproducente san Gianuario. I simulacri sono stati trattati con lo Xirein, efficace antitarlo a base di permethrina, che è stato applicato sul legno per imbibizione a pennello e mediante iniezione a siringa nei fori di sfarfallamento prodotti dal ciclo larvale degli insetti. Subito dopo si è provveduto ad inserire ciascuna statua all’interno di involucri di spessa plastica adeguatamente sigillata a tenuta stagna con carta gommata. È stato così avviato il processo anossico, con la progressiva diminuzione dell’ossigeno all’interno degli involucri. Le statue sono state mantenute in atmosfera modificata fino all’11 dicembre, giorno in cui sono state tolte dagli involucri per poi essere sottoposte ai primi interventi di pulitura, con rimozione meccanica dei depositi incoerenti di sporco tramite l’impiego di stecchi e batufoli di cotone imbevuti con una soluzione a base di alcool e ammoniaca (nella proporzione di 2:1). Ancora con mezzi meccanici (bisturi) e chimici (soluzione di ammoniaca, alcool e acetone) si è provveduto all'eliminazione delle vernici ossidate non originali ed in taluni punti anche di precedenti stuccature e ritocchi. Si è poi passati alle indagini diagnostiche preliminari, con l’esame autoptico delle statue finalizzato alla mappatura completa e catalogazione di eventuali testimonianze grafiche (epigrafi, graffiti, marchi d’identità o di utilità, segni di varia natura d’origine antropica) lasciate, nel corso dei secoli, sulla superficie lignea dei simulacri attraverso incisione oppure dipintura del supporto. L’analisi minuziosa e reiterata delle statue (condotta dall’epigrafista e gliptografo Giuseppe Piras) ha consentito di escludere la presenza (o comunque conservazione) di firme oppure marchi di bottega ma ha permesso di individuare alcuni segni estemporanei lasciati sul legno, per mezzo di lame e punteruoli, verosimilmente nell'ambito di interventi di restauro effettuati nel passato. Dopo l'indagine autoptica si è proceduto alla documentazione fotografica eseguita in macrofotografia e con riprese a luce radente anche grazie all’ausilio di illuminazione LED e IR. L'intervento di restauro è proseguito con l'integrazione materica ed il consolidamento di alcune parti (ad es. una fessurazione longitudinale nel letto di morte di san Gavino ed una estesa lacuna nell'estremità inferiore del suo mantello) eseguendo stuccature profonde a base di Balsite, la loro rasatura e verniciatura intermedia di isolamento con Paraloid B 72 ed utilizzando la cera per occludere i fori di sfarfallamento degli insetti xilofagi (in particolare nel cuscino di san Gianuario). Il ripristino delle lacune pittoriche nei simulacri (molto evidenti ad esempio nella veste di san Gianuario, nell'incarnato dei volti di san Proto e san Gianuario nonché nelle dita di mani e piedi di tutti e tre i santi, dove la pellicola pittorica era oramai consunta a causa del costante contatto con i fedeli) è stato ottenuto usando colori a tempera con leggere velature a tono locale. Si è deciso di intervenire infine anche sull'intera struttura del catafalco con una profonda disinfestazione preventiva. Il restauro si è concluso con un trattamento finale di protezione (a base di cera) sui simulacri, riconsegnati e ricollocati in basilica il 15 febbraio 2018. (G. Piras)

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Porto Torres, 30/03/2018

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