XXVIII Festival etnia e teatralità | dedicato a Giampiero Cubeddu

dal 21 ottobre 2017 al 16 febbraio 2018 | Teatro Comunale "Andrea Parodi" (via Matteotti)

XXVIII Festival etnia e teatralità, organizzato dalla Compagnia Teatro Sassari, col patrocinio della Regione Autonoma Sardegna - Assessorato Cultura, della Fondazione di Sardegna e del Comune di Porto Torres e col contributo della Regione Autonoma Sardegna - Assessorato Cultura e della Fondazione di Sardegna.

1977 - 2017 | “QUARANT’ ANNI DI TEATRO”
Sono passati 28 anni  e il festival “Etnia e Teatralità” continua ad essere un punto fermo del Teatro Sassari, una vetrina per le compagnie e gli artisti che operano sul campo del recupero delle culture identitarie e non solo. Ciò che in questi anni  ci ha  spinto,  soprattutto riferito ai nostri autori di riferimento, è reinventare la nostra lingua, rendendola teatrale. Del resto fa  parte della nostra storia di civiltà zappadorina  il grottesco, l’autoironia, che spesso sfocia in poesia. Soprattutto abbiamo scoperto come le cosiddette lingue sconfitte hanno dentro di sé  una bellezza ed una umanità che non hanno le lingue dominanti, perché esprimono la capacità di vivere. Il teatro è resistenza ai soprusi, all’indifferenza, al folclore  e all’esteriorità, perché il teatro esprime verità, per certi versi, se pensiamo alla  Grecia classica,  è l’espressione più alta di un popolo.  Nella nostra storia ha rappresentato un’esperienza di vita l’incontro con i nostri attori, scenografi, tecnici che sono un punto di riferimento umano e artistico costante.  C’è un forte senso di gruppo nella nostra comunità, naturalmente con tutta la conflittualità che ciò comporta. Porto Torres con il suo teatro “Andrea Parodi” e ancor prima “Olimpia”, quando lo prendemmo in affitto da un privato, rimane un punto fermo, in quanto proprio lì, fra i primi in Italia, fondammo il “Centro permanente per la diffusione del teatro d’etnia”. Un progetto che nacque grazie alla lungimiranza di Giampiero Cubeddu che capì  l’importanza del contributo delle lingue minoritarie  al rinnovamento del linguaggio drammaturgico. Questa rivoluzione avvenne soprattutto nelle zone di frontiera, in cui la lingua originaria per troppo tempo è stata soppiantata dalla lingua ufficiale. Ma lì nacque il nuovo rinascimento del teatro, della musica, della danza e del canto.  Il teatro etnico è un luogo di memoria.  In scena personaggi conosciuti e non dei siti di provenienza, in cui s’intrecciano  bontà, tenerezza e violenza estrema. Nel caso di Sassari sono la chiave interpretativa per penetrare la complessa geografia sociale della città. Una città che oggi  è cambiata radicalmente. Sassari era bellissima  fino a qualche decennio fa. Oggi fatichiamo a riconoscerla, soprattutto il centro storico,  degradato, quasi in rovina,  abbandonato dalla piccola e grande borghesia. Però siamo convinti che attraverso il teatro, il confronto fra diverse drammaturgie, Sassari, così come Porto Torres possa rivivere  gli antichi sfarzi di un recente passato. Ci abbiamo creduto, ci crediamo e continueremo a crederci, dopo quarant’anni dal nostro debutto, avvenuto nel lontano 14 ottobre 1977.

Mario Lubino

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PROGRAMMA 

SABATO 21 OTTOBRE 2017 - ORE 21 | DOMENICA 22 OTTOBRE 2017 - ORE 19
COMPAGNIA TEATRO SASSARI
“MISERIA E NOBILTÀ”
di Eduardo Scarpetta
adattamento e traduzione a cura CTS
coordinamento scenico di Alfredo Ruscitto su regia di Giampiero Cubeddu
Con (in ordine di apparizione) Teresa Soro, Alessandra Spiga, Marta Pedoni, Pasquale Poddighe, Andrea Riccio, Ignazio Chessa, Michelangelo Ghisu, Mario Lubino, Claudio Dionisi, Emanuele Floris, Paolo Colorito, Alfredo Ruscitto, Clara Farina, Elisabetta Ibba, Gianni Sini.
Scene: Vincenzo Ganadu, Luci: Marcello Cubeddu, Costumi: Sartoria Estire-Moda e Design, Parrucco: So Glam

“MISERIA E NOBILTÀ”: locandina | libretto

Per festeggiare i 40 anni dal debutto, avvenuto il 14 ottobre 1977, la Compagnia Teatro Sassari ripropone “Miseria e nobiltà”, rappresentata per la prima volta, con grandissimo successo di pubblico e di critica,  al Teatro Civico di Sassari il 26 marzo 1983, ora in un nuovo allestimento, parzialmente rinnovato nel cast, ma con la medesima impostazione registica di Giampero Cubeddu.
La commedia ha come protagonista Felice Sciosciammocca, celebre maschera di Eduardo Scarpetta, perennemente senza soldi, che vive con la compagna Luisella, il figlio Peppiniello  e  l’amico Pasquale, anche lui poverissimo, Concetta, moglie di  Pasquale e lo loro figlia Pupella. La trama ruota attorno all'amore del giovane nobile Eugenio per Gemma, figlia di Gaetano Semolone, un cuoco arricchito. Il ragazzo è però ostacolato dal padre, il marchese Ottavio Favetti, che è contro il matrimonio del figlio per via del fatto che Gemma è la figlia di un cuoco. Invece il padre di Gemma, Don Gaetano, apprezzerebbe molto un matrimonio che nobiliterebbe la sua famiglia.
Eugenio si rivolge quindi allo squattrinato Felice per trovare una soluzione. Felice e Pasquale, assieme alle rispettive famiglie, si introdurranno a casa del cuoco fingendosi i parenti nobili di Eugenio. La situazione si ingarbuglia poiché anche il vero Marchese Favetti è innamorato della ragazza, al punto di frequentarne la casa sotto le mentite spoglie di Don Bebè. Il figlio, scopertolo e minacciatolo di rivelare la verità, lo costringerà a dare il suo consenso per le nozze.

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DOMENICA 29 OTTOBRE 2017 – ORE 19
SARDEGNA TEATRO
“QUASI GRAZIA”
di Marcello Fois
con Michela Murgia nel ruolo di Grazia Deledda Lia Careddu, Valentino Mannias, Marco Brinzi, Giaime Mannias
regia Veronica Cruciani
assistente alla regia Lorenzo Terenzi
scene e costumi Barbara Bessi, assistente scene e costumi Laura Fantuzzo
abiti tradizionali Rita Cossu, luci Gianni Staropoli - Loic  Hamelin
Direttore di scena Marco Moleddadrammaturgia sonora Francesco Medda Arrogalla
fonico Giorgia Mascia, scene realizzate in collaborazione con LARISO - Nuoro 

“QUASI GRAZIA”: locandina | libretto

“Quasi Grazia” è sostanzialmente un romanzo in forma di teatro. Una narrazione agita direttamente dai personaggi: Grazia Deledda, sua madre, suo marito Palmiro Madesani, suo fratello Andrea, Ragnar un giornalista svedese e Stanislao un tecnico radiologico. Ogni capitolo corrisponde a un atto della pièce. Il primo è ambientato a Nuoro, la mattina del febbraio del 1900 in cui Grazia si trasferisce col marito da Nuoro a Roma; col secondo ci spostiamo a Stoccolma, nel dicembre del 1926, il pomeriggio che precede la cerimonia ufficiale di consegna del Nobel; il terzo si svolge a Roma nel 1935, nello studio radiologico il cui verrà diagnosticato alla Deledda il tumore che la ucciderà nell’agosto del 1936. Dieci anni dopo la consegna del più prestigioso dei premi letterari. La vita di ogni grande scrittore racconta qualcosa della grande scrittura. Le scelte di regia in questo spettacolo, pur partendo dai tre momenti intimi della vita di Deledda raccontati da Marcello Fois, arrivano poi a indagare sia il rapporto tra donne e letteratura che la questione femminile contemporanea. Anche la presenza di Michela Murgia, per la prima volta in scena, è una scelta non casuale in questa direzione; sarda, scrittrice e attivista per i diritti delle donne, era ideale per generare un effetto doppelganger, in cui la sua figura di donna contemporanea e quella della ragazza sarda del ‘900 si richiamassero continuamente come in un controcanto.

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VENERDÌ 10 NOVEMBRE 2017 - ORE 21
CLARA SEVIVAS
“NOITE DE FADO”
e Convidados

“NOITE DE FADO”: libretto

Nata a Coimbra, ha vissuto e studiato tra Lamego e Viseu, ma è a Castro Daire che ha le sue radici familiari. Da giovane molto legata alla musica e alla rappresentazione, ha già un decennio di lavoro professionale nell’area di Fado.
Ha iniziato a cantare fado molto giovane, a 7 anni, in feste, concerti e celebrazioni della scuola. Più tardi si trasferì a Lisbona dove ha conseguito il diploma di Conservatorio di musica e ben presto ha iniziato a cantare nelle tipiche case del fado di Lisbona e poi in tutto il paese. Alla fine del 2012 il suo primo album “Sweetness Madness” con 11 temi di fado puro.
Uno scialle, una chitarra portoghese, una voce e tanto sentimento: questa immagine può bastare a descrivere il Fado, uno dei simboli del Portogallo, una musica del mondo che è portoghese. In sostanza, il fado canta il sentimento, le pene d’amore, la nostalgia per qualcuno che è partito, la vita quotidiana e le conquiste. Gli incontri e gli abbandoni della vita sono, in fondo, un tema che non finisce mai di ispirare canzoni. Nel 2011, il Fado come canzone urbana di Lisbona, simbolo dell’identità della città e del paese, è stato classificato Patrimonio dell’Umanità dall’ UNESCO. Amália Rodrigues, la cantante di fado più carismatica, lo ha fatto conoscere oltre confine, portandolo nelle grandi sale di spettacolo europee.

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SABATO 25 NOVEMBRE 2017 - ORE 21
AKROAMA
“L’AMANTE”
di Harold Pinter
Regia di Lelio Lecis
Con: Lea Karen Gransdorff e Simeone Latini

“L’AMANTE”: libretto

Harold Pinter è unanimemente considerato uno dei drammaturghi contemporanei di maggior successo, nonché uno dei più acuti osservatori della società. In quest’opera vede attraverso la sua sensibilità il gioco di coppia senza ipocrisia ne giudizi preconcetti.
L’amante si regge su un gioco di riflessi di specchi, in cui non si sa dove il gioco abbia inizio o abbia fine. Tutto è possibile. Si potrebbe considerare un testo datato. Potremmo dire che rappresenta una critica alla borghesia del periodo, in realtà l’autore, non dando alcun giudizio di tipo etico e di costume, rimane tuttora attuale.
Pinter va certamente a toccare un tema delicato, che riguarda l’inconscio e l’interesse che mantiene vivo un rapporto di coppia, attraverso il gioco del ribaltamento dei ruoli. Eppure, in questo gioco, l’opera potrebbe essere una critica alla società presuntivamente libera ed emancipata, che ritiene che non si possa amare o fare sesso se non tradendo ….
“L’amante” non è un testo che va a criticare un periodo, un costume sociale, un modo di relazionarsi e di gestire il desiderio, il testo non critica, non esprime giudizi, bensì osserva. La forza dello spettacolo sta nel non dare risposte.
Quale dei due coniugi ha torto, quale ha ragione? Colui che vuole smettere o colui che vuole continuare? Esiste nell’intricato gioco dell’amore un sereno e pacifico finale al quale tendere per vivere insieme felici e contenti? Finché c’è tensione, c’è una storia ed è per questo che gli amanti dell’Amante vivranno per sempre.

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DOMENICA 3 DICEMBRE 2017 - ORE 19
JONO MANSON
“CONCERTO: la leggenda del rock and roll”

“CONCERTO: la leggenda del rock and roll”: libretto

Nato artisticamente a New York, è considerato nella “grande mela” una vera e proprio leggenda.  Con una voce e uno stile musicale che devono molto al soul, al blues e al rock'n'roll più tradizionale, il musicista americano ha da anni legato la propria carriera a doppio filo con l'Italia, paese che da subito lo ha accolto artisticamente e nel quale ha realizzato ben sette album per l'etichetta Club De Musique oltre a molte produzioni di artisti italiani curate in prima persona (Gang, Massimo Bubola e altri)
Jono Manson è un "roots-rocker" americano di lungo corso; ha sempre mescolato rock, blues, soul e country come solo in pochi hanno saputo fare. Manson è a suo agio sia in situazioni elettriche, che come performer acustico, e anche in questa veste i suoi shows sono estremamente dinamici e potenti, tanto da valergli il titolo di "best one-man-rock-band". Caratteristica principale la voce quasi "black", potente e incisiva.
La sua avventura musicale lo ha portato in oltre venti anni a suonare in tutto il mondo e a collaborare con artisti del calibro di Joan Osborne, Blues Traveler, Spin Doctors (nati dalla sua stessa scena musicale) ma anche di leggende come Bruce Springsteen, Pete Seeger, Bo Diddley, Dr. John, Steve Earle, Sheryl Crow, Dave Matthews.
Jono ha lavorato molto anche nel mondo del Cinema sia come attore che come musicista grazie anche alla forte amicizia che lo lega a Kevin Costner (ora musicista a sua volta e a cui Jono ha insegnato a suonare la chitarra e per il quale ha composto anche la colonna sonora del film “The Postman”, che lo vede anche comparire come attore) e alla stretta parentela che lo lega ai fratelli Coen (Non è un paese per vecchi, Il Grande Lebowsky).

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VENERDÌ 15 DICEMBRE 2017 - ORE 21
JANOS HASUR e MIHALY HUZSAR
“GULASH, MUSICA UNGHERESE E RACCONTI”

“GULASH, MUSICA UNGHERESE E RACCONTI”: libretto

Uno straordinario “concerto gastronomico”, dove il grande violinista ungherese, eccezionalmente in coppia con Mihàly Huszar, fisarmonicista e polistrumentista straordinario, oltre a dare grande prova di sé come violinista, cucina un ottimo gulash, lo serve e intrattiene il pubblico con musica, racconti e barzellette.
Janos Hasur, violinista ungherese, nato a Budapest ha cominciato la sua carriera violinistica chiedendo un violino dai genitori per Natale. Aveva 4 anni. Il violino agognato lo ricevette due anni dopo. Dopo le scuole primarie continua i suoi studi nel Conservatorio Bela Bartok di Budapest, poi all’Accademia della Musica “Liszt Ferenc” di Pécs. Qui si laurea nel 1971. Professore di violino a Kaposvàr, primo violino dell’Orchestra Sinfonica di Kaposvàr, anche dell’rchestra del Teatro Csiky Gergely di Kaposvàr, quando un nastro con le musiche violinistiche popolari fa cambiare la sua carriera di musicista classico. Nel 1975 lo invitano nel più celebre gruppo Vizonto, che era tra i più rappresentativi del “folk revival”magiaro. Dal 1988 – parallelamente - è membro dell’altro gruppo d’avanguardia del folk ungherese: Kolinda.
Dal 1996 al 2007 Janos è il primo violinista dello Stage Orchestra (ex-TeaterOrchestra), la compagnia del teatro yiddish di Moni Ovadia.
Mihàly Huszàr, anche lui membro di Vizonto e compagno di musica di Janos per vent'anni. Mihaly è conosciuto in Italia per essere stato per quasi dieci anni bassista e fisarmonicista di Angelo Branduardi, lungo tutti gli anni '90. Famoso in Ungheria come compositore di musica classica contemporanea e avanguardia e arrangiatore per gruppi di musica pop e world music, nel concerto con Janos suona soprattutto la fisarmonica e la chitarra classica. Il repertorio del duo spazia dalla musica tradizionale ungherese, a quella transilvana, a quella klezmer (degli ebrei dell'Europa dell'est), alla musica zingara a quella dei paesi dell'area balcanica.

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+++RINVIATO A DATA DA DESTINARSI+++
COMPAGNIA TEATRO SASSARI
“ALLO SGUARDO ATTENTO”
di Cosimo Filigheddu
regia di Marco Spiga
nuova produzione - cast in via di definizione

“ALLO SGUARDO ATTENTO”: libretto                                            

Tre atti che fra umorismo travolgente e dramma spietato, giallo tinto di sangue e accurata ricostruzione storica, attraversano il ventennio fascista a Sassari, scanditi dalle tre visite che Mussolini compì in questa città nel 1923, nel 1935 e nel 1942.
Il piccolo mondo raccontato è quello dell’impresario edile Stefano Marinotti, di sua moglie Serenella e del loro figlio, della domestica Sandrina, del giornalista scettico e fascista Simone Fadda, di don Calì, prete carrierista e codardo, del fabbro coraggioso e disperato, mutilato di guerra, chiamato Trapadè e di altri personaggi intorno ai quali si sviluppa una vicenda buffa e insieme sordida, movimentata e grottesca nella sua strabiliante conclusione.
A partire dai giorni successivi all’incendio che distrusse il Teatro Verdi, una storia costellata da svolte imprevedibili che pure racconta il vero percorso della borghesia sassarese dall’affermarsi del Fascismo sino alla sua caduta e al ritorno a una democrazia che non pretende radicali cambi di classe dirigente. Mentre ancora si allungano le ombre i misteri inconfessabili della guerra del 15-18, il nuovo conflitto mondiale arriva anche in questa città di peccatori che ridono.
Le vere vicende e i reali personaggi di Sassari si intrecciano ad avvenimenti e persone paradossali eppure verosimili, dove l’impetuoso umorismo sassarese e l’insopprimibile senso della beffa sono la faccia visibile di un mondo che nella sua faccia oscura nasconde gli interessi personali, l’opportunismo, le passioni proibite, il tradimento, la vigliaccheria, i vecchi peccati che salgono a galla e l’assassinio.
Una città inusitata ma vera con personaggi diversamente caratterizzati da prorompenti e profonde personalità che nella loro individualità riescono a fondersi in questo coro drammatico, omaggio al contradditorio spirito profondo di Sassari.

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SABATO 20 GENNAIO 2018 - ORE 21 | DOMENICA 21 GENNAIO 2018 - ORE 19
COMPAGNIA TEATRO LA BOTTE E IL CILINDRO
“COPPELIA”
di Consuelo Pittalis
regia di Pier Paolo Conconi
con Stefano Chessa, Luisella Conti, Alice Friggia, Nadia Imperio, Marta Pala e Consuelo Pittalis
scene e costumi di Luisella Conti e Nadia Imperio
disegno luci Paolo Palitta - scenotecnica Michele Grandi

“COPPELIA”: libretto

C’è una figura che si muove silenziosa ed indaffarata nel suo laboratorio, è lo scienziato Coppelius, e il suo unico desiderio è quello di dare la vita, e forse un’anima, a ciò che è inanimato, a qualunque costo. C’è poi una figura femminile, sensuale e misteriosa, che si aggira per le strade della città. E una coppia di giovani innamorati la cui storia si intreccerà con quella di lei, creatura immortale ispiratrice di un sentimento simile all’amore, che nasce quando si è sensibili al suo sguardo ammaliatore. Il giovane Nathaniel e la sua fidanzata, Swanilda, dovranno avere molto coraggio per sfuggire all’irresistibile richiamo di Coppelia e ai mostruosi progetti del suo padrone, Coppelius.
Con “Coppelia” La Botte e il Cilindro fa una scelta coraggiosa, scegliendo una storia legata, nell’immaginario comune, ad una delle trame più note del balletto classico. Un’interpretazione dal sapore steampunk che restituisce bene le atmosfere gotiche e fantastiche volute dal musicista Léo Delibes che si ispirò al racconto di Hoffmann “L’uomo della sabbia” e alla figura di Coppelia. La regia di Pier Paolo Conconi propone un perfetto incastro tra quadri coreografici e teatro. Sulla scena Consuelo Pittalis interpreta la “straniante” Coppelia, la bambola meccanica. Stefano Chessa è lo stentoreo Coppelius, un po’scienziato e un po’ burattinaio. Il giovane Nathaniel (Luisella Conti) e la sua fidanzata, Swanilda (Alice Friggia), sono la coppia che incarna con sapienza i personaggi in pericolo, come il loro amore, che dovranno sfuggire ai mostruosi progetti di Coppelius.

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SABATO 27 GENNAIO 2018 - ORE 21 
CLAUDIA CRABUTZA
“COM UN SOLDAT”
Claudia Crabutza – voce e timpano, Caterinangela Fadda – chitarra classica, Fabio Manconi – chitarra elettrica e fisarmonica, Andrea Lubino – percussioni, Felice Carta – piano e programmi

“COM UN SOLDAT”: libretto

Claudia Crabuzza cantautrice di Alghero, tre figli maschi, ha viaggiato per un po’tra Europa e Messico. Nel corso degli anni Claudia ha collaborato come interprete e autrice con vari artisti in ambito nazionale come Tazenda, Pippo Pollina, Mirco Menna, Il Parto delle nuvole pesanti, Dr Boost e con la band messicana La Carlota e in duo con la chitarrista classica Caterinangela Fadda ha dato vita a Violeta Azul, omaggio alla canzone americana che si è aggiudicato il Premio Maria Carta. Ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo Victor e altri umani. A ottobre 2014 Claudia è stata ospite del Premio Tenco dedicato alle Resistenze. L’8 aprile 2016 è uscito il primo disco solista, Com un soldat, pubblicato dall’erichetta catalana Microscopi, che si è aggiudicato la Targa Tenco 2016 per il Miglior disco in dialetto e lingue minoritarie, oltre al Premio per l’interpretazione a Botteghe d’autore 2016 e una menzione per il miglior testo con L’altra Frida al Premio Parodi 2016. Nel 2017 è stato selezionato dai Premios Min della musica indipendente tra i migliori dischi internazionali pubblicati in Spagna nel 2016. Com un soldat è un disco che racconta di una donna-madre- combattente. Una storia al femminile che comprende molte facce della vita, emozioni differenti. La Crabutza ha scritto queste canzoni cominciando dal racconto del momento della nascita del suo primo figlio. Rintocchi di dolore dedicati a chi soffre lo stesso dolore senza avere in cambio la stessa gioia infinita. Poi è nata Mare Antiga, una cerimonia per la Terra, grande madre che guida i gesti più naturali. Così sono arrivate tutte le canzoni, pensando alle sue amate Frida e Lhasa, donne enormi nel palcoscenico del mondo, ai suoi tre figli, ad amori finiti e posti abbandonati per cercare nuove vite. Com un soldat viene da qui, dai suoi anni di donna cresciuta, pieni di voglia di fare cose e spegnere i rumori sotterranei.

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VENERDÌ 16 FEBBRAIO 2018 - ORE 21 
COMPAGNIA CABIRIA TEATRO
“LA DOLCE GUERRA”
di e con Elena Ferrari e Mariano Arenella
Disegno luci Vanni Vallino
Costumi Norma Uglietti  - Musiche Giulia Barba – Video Simone Felici

“LA DOLCE GUERRA”: libretto

18 aprile 1914. A Torino, Milano, New York e Parigi viene proiettato per la prima volta “Cabiria”, di Giovanni Pastrone, film kolossal che segnerà il destino del cinema italiano. Il 28 luglio l’Impero austro-ungarico dichiara guerra al regno di Serbia e inizia la Prima Guerra Mondiale. L’industria cinematografica italiana è una delle più fiorenti al mondo. In soli due anni verranno prodotti oltre 200 film di propaganda bellica.
Settembre 1914. La scuola si trasforma in una macchina per il sostegno patriottico. L'obiettivo è far capire anche ai bambini cosa siano la Patria, la guerra per Trento e Trieste, l'eroismo militare. Il Corriere dei Piccoli va letto a scuola e in famiglia: la sua linea editoriale è “poveri ma bellici”. “Non conta quel che è avvenuto davvero, conta quel che noi ne pensiamo. Possiamo fingerci la realtà che ci pare. E immaginarci, così, socialmente utili”.
“La dolce guerra” è uno spettacolo, ma è soprattutto un film, che verrà girato durante lo spettacolo.
Olmo è un pioniere del cinema, Ada è una maestra elementare. Si conoscono, si innamorano, si sposano. Vivono in una brillante Torino, in piena Belle Epoque. Ogni giorno lui si affanna per girare una scena del proprio film, usando lei come attrice improvvisata. Ada, seguendo alla lettera le direttive ministeriali, insegna ai bambini le parole di D’Annunzio mentre sullo sfondo avanzano le prime lotte per l’emancipazione femminile.
È facile raccontare la realtà. Difficile è capire quale realtà raccontare. Ora bisogna finire di girare quel film e capire fino in fondo quelle lezioni. Per farlo i due protagonisti dovranno separarsi e partire. Lentamente tutte le loro certezze si sgretoleranno.

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MAGGIORI INFORMAZIONI E COSTI
Compagnia Teatro Sassari | Segreteria organizzativa
via Ardara,  2 | 07100 Sassari
(+39) 079 200267 | (+39)  349 1926011 |(+39)  336 817361 (Presidente Mario Lubino)
teatrosassari@tiscali.it
Pagina facebook della Compagnia Teatro Sassari

abbonamento per 10 spettacoli: € 70,00
mini-abbonamento per 6 spettacoli a scelta: € 42,00
biglietto serale: € 10,00 - ridotti: € 8,00


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