Oriente e Occidente con gli occhi degli studenti del Liceo Scientifico

Pensieri, riflessioni e approfondimenti sul terrorismo e sulle guerre, durante l’assemblea d’istituto.

Una mattinata di riflessione sul terrorismo, sulle guerre, sulle contrapposizioni ideologiche e religiose che stanno seminando morte e paura nel mondo. Gli studenti del Liceo Scientifico, Linguistico e Sportivo “Europa Unita” si sono riuniti questa mattina in assemblea. Spazio alle parole, ma anche alle immagini, per spiegare che “non c’è nessuna differenza fra le tante vittime del terrore”.

All’assemblea era presente anche l’assessore alla Pubblica Istruzione, Antonella Palmas. «I ragazzi – afferma l’assessore – hanno espresso le loro idee e lo hanno fatto in modo creativo e originale, leggendo testi di canzoni simbolo, come Imagine, ed elaborando un racconto narrativo fatto di immagini e parole. Agli studenti ho voluto lanciare un messaggio, invitandoli a combattere la paura. È legittimo chiedere più controlli nel nostro paese e accettare anche un incremento delle procedure di sicurezza. Ma non dobbiamo farci stravolgere la quotidianità o farci limitare le nostre libertà inviolabili. Dobbiamo continuare a sentirci liberi di andare in un cinema, in un locale, ad un concerto, per evitare di essere sconfitti dalla paura».

Diverse classi hanno preparato riflessioni e approfondimenti sulle zone che sono diventate teatri di guerra, sui gruppi che disseminano il terrore in Oriente e in Occidente, sui ragazzi italiani che hanno abbracciato l’ideologia della jihad, sul terrorismo che è fabbrica di morte non solo nel nostro Continente, ma anche nei paesi del Medio Oriente, dove si uccidono innocenti senza badare a distinzioni di religione. Nel corso della mattinata si sono susseguiti diversi contributi filmati che hanno riassunto la situazione geopolitica nei Paesi Arabi, gli affari economici dei paesi occidentali con gli Stati che finanziano i terroristi, la differente indignazione dei media in base ai luoghi che vengono colpiti dagli attacchi. In chiusura è stata mostrata anche una piccola serie di interviste ai cittadini di Porto Torres che hanno fatto emergere una conoscenza non sempre profonda del fenomeno e una tendenza alla generalizzazione contrastata da coloro che, invece, hanno sottolineato le responsabilità occidentali nella crescita dei gruppi terroristici e la necessità di usare un’arma diversa, quella della cultura, per combattere il fanatismo religioso.

Porto Torres, 20/11/2015

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